Non sanno quello che fanno

E una storia sbagliata. Partita benissimo, finita malissimo. Una storia da raccontare che ci riporta in un mondo di altruismo, in una Biella dove il senso civico e sociale ha lasciato segni evidenti di lungimiranza e fiducia. Rosalia Aglietta Anderi, Assessore alla Cultura al tempo a Biella, colta e   sensibile alle tematiche sociali, alla sua morte destinò un lascito con l’obiettivo di creare una biblioteca dei ragazzi. Nacque così 32 anni fa, rispettando la volontà della mamma da parte dei figli, la biblioteca dei ragazzi, collocata nella palazzina Piacenza. Fu un giorno di festa e di grande partecipazione l’inaugurazione. Ero presente come assessore insieme a Susta, sindaco, ai familiari di Rosalia, alla Direzione e a tutto il personale che in tutti questi decenni si è prodigato con professionalità e amore a far crescere, a seguire i cambiamenti e a passarsi il testimone nella gestione della Biblioteca dei ragazzi, gioiello nella nostra città e modello per tante altre amministrazioni anche fuori provincia .  Luogo di vita, di partecipazione e scambi culturali, fino a più che doppiare i prestiti della biblioteca civica.

Tanti biellesi se ne sono innamorati per la capacità di affascinare i bambini e avvicinare i loro genitori al mondo, talvolta inesplorato, della lettura e dell’ascolto.

Di colpo la giunta comunale vuole smantellare questo spazio, totalmente inadeguato al fine di  allestire un “museo del tessile” foraggiato dai fondi del PNRR, circa due milioni, con i costi di gestione che saranno a carico del Comune. A parte la mancanza di delicatezza di Sindaco e giunta  di non aver avvisato nemmeno gli eredi di Rosalia Aglietta Anderi  che hanno ancora dimostrato la vicinanza alla Bibioteca in questi anni, ciò che colpisce è la fretta, la motivazione inspiegabile di questo sfregio/sfratto,  fino al non avere bene in mente come progettare questo nuovo spazio, perchè i tempi del PNRR non consentono una grande pianificazione.

E poi perché un museo del tessile, quando a fianco giace il Museo del Territorio (tra l’altro non passa un bel momento visto che è ancora chiuso) che potrebbe fare da rimando? Possibile che i vezzi di qualcuno debbano generare effetti devastanti?

Il risultato è sconfortante: una struttura vitale destinata ai più giovani sacrificata per un museo dai contorni ancora sfocati. Si parla di educazione dei giovani, di cultura, di aggregazione, di come sensibilizzare i genitori, di avvicinare i bambini alle istituzioni, alla lettura, di desertificazione culturale e di baby gang e poi si demolisce un modello visionario e concreto. Rosalia, perdonali, non sanno quello che fanno. Noi cercheremo di raccontarlo però.

Vittorio Barazzotto