Legalità e silenzio il rischio di una città

Era dicembre 1988, un inquietante intreccio tra le società incaricate dei lavori delle dighe e la mafia compattò la politica biellese, sotto il mio impulso. Allora ero consigliere comunale, preparai un ordine del giorno al fine di  manifestare la preoccupazione del Consiglio per una possibile ingerenza mafiosa. Lo scopo  era quello di  sollecitare l’opinione pubblica, le forze politiche e la Magistratura a vigilare attentamente per stroncare sul nascere eventuali fenomeni mafiosi.

L’ordine del giorno fu molto discusso e venne sottoscritto da tanti colleghi in modo trasversale da tutte le forze politiche.

Biella allora era una città produttiva con un sistema politico in grado di difenderne l’integrità.

Tutto diverso oggi: la recente notizia della società biellese invischiata con personaggi vicini ad ambienti mafiosi non ha creato lo stesso fronte compatto del 1988; ci sono state interrogazioni, qualche dimissione, ma niente di più. In città se ne parla, si sussurra, e ognuno avanza le proprie teorie. Per fortuna il timore del passaggio da città sabauda a città corleonese riesce ancora a turbare le corde dei biellesi non ancora rassegnati ad aver perso un ruolo di leadership come uno dei distretti  industriali italiani  tra i più operosi.

Oltre a questo, preoccupa la condizione attuale del biellese, ancora ricco, molto ricco,  tra le prime province come patrimoni,  ma di una ricchezza non più produttiva: sono ancora tanti i capitali accumulati da imprenditori che hanno smesso di intraprendere da tempo, il lavoro scarseggia così come le prospettive di ripresa. Se nel 1988 la coperta era ancora lunga, l’occupazione c’era e le opportunità di investimento non mancavano, oggi quella coperta si è ristretta, il lavoro scarseggia, il ricambio generazionale non è certo incoraggiante, e i grandi patrimoni racchiusi in una cerchia ristretta,  non sempre attirano “benefattori”. Soprattutto quando le innovazioni sono sopite. Allora sì esortava la Magistratura a fare chiarezza, ad approfondire ed allontanare qualsiasi vento in odor di mafia. Oggi la politica sembra più timida, più chiusa , sempre più ristretta nella propria aria di metà campo a compiere un gioco di difesa che non porta lontano e non  reca alcun  beneficio al  territorio. Invece avrebbe il dovere  di alzare la testa, allungare la prospettiva ,  dare un  sussulto  d’orgoglio e spazzare via qualsiasi ombra nefasta di tentativi di malefici insediamenti e collegamenti con storie che non ci appartengono. La politica non deve, (come purtroppo negli ultimi mesi appare) essere antagonista alla Magistratura, ma al contrario deve  esortarla  e stimolarla  ad esercitare  la propria funzione per il bene della comunità. 

Gli elementi di forza che oggi sono presenti nella nostra provincia debbono  ancora essere motivi di rilancio: i grandi patrimoni, abbinati alle capacità imprenditoriali da rinverdire, possono rappresentare delle grandi opportunità. La gente biellese si merita tutto questo perché oggi come allora non vuole rassegnarsi ad un declino che potrebbe attirare intrusioni mafiose che qualche decennio fa riuscimmo a respingere con forza.

Vittorio Barazzotto