
Pochi giorni fa, nei pressi della stazione di Biella, un poliziotto, intervenuto per sedare un’aggressione nei confronti di una donna, è stato ferito dall’uomo che la stava strattonando. L’agente è stato colpito alla testa con un cacciavite, che gli ha procurato una prognosi di almeno 15 giorni. L’episodio è un campanello d’allarme da non trascurare. Lo sdegno è stato prontamente espresso dai rappresentanti politici locali: esprimere solidarietà alle forze dell’ordine è assolutamente doveroso, ma non basta, soprattutto se poi quegli stessi agenti vengono lasciati soli a rischiare la vita per le strade.
La nostra Provincia in termini di sicurezza non è certamente paragonabile alle realtà delle metropoli italiane , dove in generale, nonostante le promesse elettorali di tre anni fa del Governo, i reati, compresi quelli compiuti dai minori, sono aumentati.
Anche nel biellese infatti i fenomeni di devianza giovanile come le “baby gang” risultano in crescita. E ciò che aumenta ancor di più è la percezione di insicurezza da un lato e della certezza della impunità dall’altra e questa spaccatura incoraggia il senso di paura, con cui tutti noi conviviamo.
E poi c’è un altro nodo cruciale: i decreti sicurezza si susseguono, si annunciano, si modificano. Ma servono a poco, se non si applicano davvero le leggi che già esistono. Il problema non è infatti la mancanza di norme, ma la loro mancata applicazione. La certezza della pena non è solo un principio giuridico: è un messaggio sociale. Se viene meno, viene meno anche la fiducia dei cittadini.
Se mancano questi concetti, le parole di solidarietà sono vuote e inutili, soprattutto se a pronunciarle sono i politici di destra, che hanno fondato il consenso elettorale proprio sul tema della sicurezza, che non deve essere un privilegio, ma un diritto di tutti da difendere e preservare.
Vittorio Barazzotto