Dal “Raschino” di Montale al silenzio in classe

La Regione Piemonte questa settimana ha condannato la propaganda di una scuola biellese, rea di essersi dichiarata a favore della Palestina. In linea di principio,
è vero: la scuola non si deve schierare politicamente, ma nel ruolo educativo che deve garantire perché non può sollevare un dibattito su un tema tanto attuale
quanto delicato per il sempre più precario equilibrio della nostra pace?
Parlare di “cessate il fuoco” e delle vittime di una guerra senza fine, non compromette il diritto dei ragazzi biellese di crescere liberi, anzi solo la consapevolezza aumenta
la partecipazione, il dibattito e la costruzione di un futuro più equo, in cui i nostri ragazzi saranno protagonisti e non vittime passive di scelte scellerate che ci stanno portando
in un vortice di crudeltà a cui siamo sempre più assuefatti.
In questo momento tacere non è un bell’esercizio di democrazia, mantenere le luci accese sulla pace non ci rende razzisti o pericolosi eversivi. Chi non è d’accordo
con la posizione della scuola può esprimere le sue opinioni, ma non si può condannare chi va in difesa di migliaia di persone innocenti. La guerra nuoce a tutti, non solo ai palestinesi e agli israeliani,
ma anche a noi, perché è molto più vicina di quanto ci sembri e il rischio di esserne coinvolti è molto alto.
Non si può annullare il male, non sta andando proprio tutto bene e, se vogliamo stare dentro ai confini della scuola, possiamo rileggere la poesia di Montale. Il raschino
Poesia Il raschino di Montale
“…. Credi che il pessimismo
sia davvero esistito? Se mi guardo
d’attorno non ne è traccia.
Dentro di noi, poi, non una voce
che si lagni. Se piango è un controcanto
per arricchire il grande
paese di cuccagna ch’è il domani.
Abbiamo ben grattato col raschino
ogni eruzione di pensiero. Ora
tutti i colori esaltano la nostra tavolozza,
escluso il nero.”
Vittorio Barazzotto