
La notizia della chiusura di un altro negozio agli Orsi ha destato nelle settimane scorse molte preoccupazioni, soprattutto per l’ulteriore perdita di posti di lavoro. Ci si domanda come arrestare quello che sembra un effetto domino, visto che le vetrine vuote iniziano ad abbondare ovunque. A parte la chiusura dell’A&O di via Trento, nonostante si fosse fidelizzato come un negozio di quartiere, il Biellese, per contro, continua ad essere terra di conquista di centri commerciali nel settore degli alimentari.
Che cosa sprona un imprenditore a compiere investimenti così importanti sotto il Mucrone, visto l’andamento generale del commercio locale? Quale può essere la redditività, ovvero in quanti anni si possono ammortizzare simili sforzi finanziari? Se guardiamo il target, il Biellese vede i residenti calare ogni anno, gli anziani aumentare e quindi tendenzialmente a mangiare meno, e ad incuriosire è la contro tendenza di una preferenza sempre più marcata verso i supermercati con prezzi più contenuti.
E’ vero che siamo la città dopo Milano con i maggiori risparmi, ma i dati demografici parlano chiaramente. E allora sarebbe curioso chiedere alla Conad cosa la porta, pare con tanta determinazione, ad investire in Via Carso negli edifici delle ex pettinature. I collegamenti, nonostante le promesse, non sono imminenti né prioritari per l’attuale assetto politico (l’unica premessa per invertire il crollo dei residenti). Va bene che tantissimi non rinunciano alla qualità, ne è una conferma Mosca, se non la più grande, tra le più grandi gastronomie in Italia, ma qui siamo nel campo delle eccellenze, e le eccellenze fanno eccezione alla legge della domanda.
Vittorio Barazzotto