Si spengono le luci

Se ci fosse una ricetta per la felicità, gli ingredienti sarebbero i più semplici. Abbiamo le prove: con l’Adunata degli Alpini tantissimi biellesi si sono fatti contagiare dal buonumore, dalla convivialità e dalla voglia genuina di stare assieme.

E’ bastato scendere in strada, camminare nelle vie allargate dalla mancanza delle macchine e confondersi tra musica, canti corali, mezzi stravaganti e tanta gente allegra. Che cosa ha reso possibile questa alchimia che ogni anno si ripete in giro per l’Italia? La risposta sta nei valori fondanti che portano gli Alpini e che ci hanno unito per una volta tutti, a prescindere dall’età, dal sesso o dalle convinzioni politiche: le parole impresse sugli striscioni, nelle locandine ce li hanno ricordati e sono la speranza e la solidarietà, più forti dello scetticismo iniziale di tantissimi di noi o del desiderio continuo di cercare uno svago nei social.

A Biella, e in tutti i paesi attorno, in questi giorni si sente il vuoto lasciato dalla vitalità della moltitudine di persone che non avevamo mai visto prima. Abbiamo vissuto una sorta di lockdown al contrario: tutti assieme questa volta, ma con deroghe al rumore, agli schiamazzi, ai trasporti, alla circolazione delle macchine, agli orari dei locali.

Ora dobbiamo interiorizzare questa esperienza, cercando di cambiare noi stessi e quello che ci circonda. Dobbiamo riscoprire il nostro lato sociale, a discapito di quello social e chiedere, pretendere i servizi per connetterci con il mondo, quello reale e non virtuale.

La realtà è che la carrozza è tornata ad essere una zucca. Difatti da lunedì i treni hanno ripreso a non funzionare, ieri l’ultimo episodio a Rovasenda dopo una settimana nera. Anche le luci dei lampioni in alcuni quartieri, spente dopo l’adunata , sembrano rappresentare  la fine dello spettacolo.

Vittorio Barazzotto