Erosione del futuro

Nella provincia di Biella si registrano tassi di consumo del suolo nettamente più alti di quelli della media piemontese, nonostante gli indicatori sugli indici di natalità  e di numero di residenti calino implacabilmente di anno in anno.

Viviamo in un territorio sempre più fragile: ogni volta, dopo un evento meteo estremo, ce ne ricordiamo e perdere suolo significa essere sempre più esposti al rischio idrogeologico.

Una delle cause di questa corsa inarrestabile alla cementificazione è la presenza, in particolare in certi comuni, di superfici edificabili occupate da siti industriali dismessi, che incombono grandissimi sulle nostre strade, orfani di un passato lontano e logorati dall’incuria dell’abbandono.

Aggiustare, sistemare, riqualificare, a volte in presenza di vincoli urbanistici, è complicato e costoso, meglio costruire ex novo: portare a casa consensi ed entrate per il Comune.

Alcuni amministratori sembrano  veramente bulimici, vanno di cemento e se poi ci sono allagamenti non è colpa del povero terreno che non drena, ma del clima.

Nascono così i campi fotovoltaici sui prati o l’ultimo supermercato di turno su una porzione di un parco pubblico e l’agricoltura con gli allevamenti pazienza.

Inoltre, un territorio senza collegamenti è meno appetibile e mancano investitori importanti che potrebbero aver interesse nella riqualificazione delle vecchie fabbriche. Non c’è una pianificazione urbanistica, non c’è sensibilità culturale e nemmeno una visione di insieme, per cui prevale la scelta del singolo, ma ogni volta che copriamo un po’ di suolo con una nuova colata di cemento, erodiamo anche un pezzo del nostro futuro.

Vittorio Barazzotto